Le tracce dell'uomo nel Valdarno Superiore

 

Uomo.jpg (19341 byte)La frequentazione del Valdarno Superiore in epoca preistorica è ormai certa sulla base dì una serie di ritrovamenti, effettuati soprattutto negli ultimi anni, di manufatti che possono essere considerati prodotti dell’attività dell’Uomo riferibili tipologicamente ad alcune delle varie epoche in cui è suddivisa la preistoria. Allo stato attuale delle ricerche sembra che la zona in questione sia stata frequentata dal Paleolitico inferiore fino all’età dei Metalli; va detto tuttavia che i documenti materiali su cui si può fare tale affermazione provengono esclusivamente da raccolte di superficie, non sono stati cioè ritrovati in sequenze stratigrafiche che permettano una sicura e circostanziata attribuzione cronologica e culturale; inoltre difficilmente costituiscono complessi numericamente sufficienti e tipologicamente significativi da poter permettere, sulla base di confronti con altri complessi noti, una siffatta attribuzione. Si tratta infatti per lo più di elementi sporadici o gruppi piuttosto ristretti di materiali trovati in località diverse e spesso distanti l’una dall’altra, che possono essere considerati soltanto tracce della presenza dell’Uomo in un determinato periodo. Tuttavia, anche se non possono essere definite con esattezza le culture presenti e ancor meno le facies che si possono distinguere nell’ambito di ciascuna cultura, indubbia è, come sopra detto, la frequentazione del Valdarno Superiore in epoca preistorica e, pur a grandi linee, si possono cogliere anche i vari aspetti culturali che vi si sono susseguiti. Speriamo che ulteriori ricerche potranno portare ad ampliare ed approfondire le attuali conoscenze; gli elementi che già possediamo sono sufficienti a prospettare che ciò possa avvenire. Prima di delineare un quadro più dettagliato delle presenze preistoriche nell’area in esame, ritengo opportuno dare qualche sintetica informazione di carattere generale sulla preistoria e, in particolare, sulle culture che in essa si sono succedute, soffermandosi soprattutto su quelle attestate nel Valdarno Superiore.

 

Cenni introduttivi alla conoscenza della Preistoria

L’uomo è comparso sulla terra nell’ultima era geologica, detta Quaternario, e precisamente nella prima delle due fasi in cui essa è stata suddivisa, il Pleistocene, di lunghissima durata, a cui segue una fase più breve, l’Olocene, che è quella in cui attualmente viviamo. Durante il Pleistocene si sono avuti importanti fenomeni climatici consistenti in alternanze di periodi di clima freddo, detti ‘glaciali”, seguiti da periodi di clima caldo, detti “interglaciali”; le cinque glaciazioni europee sono state chiamate Donau-Günz, Günz-Mindel, Mindel-Riss, Riss-Würm. Le oscillazioni climatiche portarono a mutamenti geografici delle terre e dei mari, con innalzamenti e abbassamenti del livello marino. Le testimonianze che ci ha lasciato l’umanità preistorica, sulle quali ci basiamo per la ricostruzione del più lontano passato dell’Uomo, consistono in resti fossili umani, faunistici e vegetali, attraverso i quali si possono cogliere i caratteri antropologici dei vari gruppi umani, le specie animali cacciate o allevate e le loro caratteristiche, e pertanto definire il tipo di economia delle varie comunità, l’ambiente naturale, i tipi di coltivazione di particolari piante, le condizioni climatiche caratterizzanti epoche diverse. Ma le principali testimonianze attraverso le quali si possono identificare le varie culture preistoriche sono rappresentate dai prodotti dell’attività umana, in cui si possono distinguere: oggetti fabbricati intenzionalmente dall’Uomo, definiti “industrie”, che si sono potuti conservare grazie alla natura della materia prima usata, quale la pietra, il corno, l’osso, la ceramica, il metallo; manifestazioni artistiche consistenti in sculture, pitture, incisioni sia su oggetti di pietra o di osso sia sulle pareti delle grotte; sepolture da cui si possono ricavare dati concernenti le pratiche funerarie; resti di abitazione, in grotta per i tempi più antichi, in villaggi all’aperto per quelli più recenti. Con il termine “Paleolitico” si definisce da un punto di vista culturale il lunghissimo periodo della preistoria, svoltosi durante il Pleistocene, che inizia al momento della comparsa dell’Uomo e si conclude intorno al 10.000 a.C. L’inizio da molti studiosi è stato posto attorno ai 700.000 anni a.C., ma, a seguito di scoperte avvenute negli ultimi decenni, in particolare nel continente africano, e, seppur più sporadicamente, anche in quello europeo, si sono raggiunte date iniziali assai più antiche, attorno ai 3.000.000 di anni. Foto_pietra.jpg (17807 byte)L’Uomo in questo periodo vive esclusivamente di caccia e dei prodotti spontanei della terra, sa accendere il fuoco, ma non pratica ancora l’agricoltura e l’allevamento del bestiame, usa strumenti di pietra, di osso e, con ogni probabilità, di legno (materiale quest’ultimo deperibile che, se usato, non si è conservato fino ai giorni nostri), non fabbrica ancora oggetti in ceramica né in metallo. Il Paleolitico è stato suddiviso, secondo lo schema classico francese, in Paleolitico inferiore, medio e superiore; nell’ambito ditali suddivisioni sono state individuate diverse culture ( i cui nomi si rifanno prevalentemente alle località francesi nelle quali sono state individuate per la prima volta ), definite in base a particolari caratteri delle testimonianze che si sono conservate. Nel Paleolitico antico e medio si ritrovano soltanto industrie litiche, cioè manufatti di pietra, prevalentemente in selce, quarzite, calcare, ecc. Nel Paleolitico superiore compare anche un’industria ossea, con oggetti ottenuti lavorando l’osso o il corno di renna e dì cervo. L’uso di seppellire i morti compare fin da epoca assai antica (Paleolitico medio) e all’inizio del Paleolitico superiore sono da riferire le prime manifestazioni artistiche dell’umanità; le pratiche funerarie e l’arte sono gli unici due elementi che possediamo per la conoscenza, pur parziale, del mondo spirituale dei primi uomini. Al Paleolitico inferiore sono state attribuite, oltre alla così detta Pebble Culture, la più antica, rappresentata da strumenti ricavati da ciottoli rozzamente scheggiati detti choppers, culture caratterizzate da industrie con bifacciali (Abbevilliano e Acheuleano) e da industrie che ne sono prive e abbondano invece di strumenti su scheggia (Clactoniano, Tayaziano). Gli strumenti bifacciali tipici del Paleolitico inferiore sono detti amigdale e sono ricavati da ciottoli di forma ovale, appuntita o a mandorla, scheg­giati sulle due facce; le amigdale dell’Acheuleano sono caratterizza­te da una lavorazione più accurata e perfezionata rispetto a quelle abbevilliane. Nel Paleolitico medio, il cui inizio si pone attorno al 100.000 a.C., prevale la cultura musterìana che presenta una grande diffusione e varietà di aspetti; è caratterizzata da un’industria su scheggia con strumenti tipici quali il (scheggia ritoccata su uno o più lati) e la punta (scheggia ritoccata lungo i margini in modo da conferirle un’estremità appuntita). Peculiari del Micocchiano, altra cultura del Paleolitico medio, sono invece piccole amigdale accuratamente ritoccate. Nel Paleolitico superiore, iniziato verso il 33.000 a.C., compare una nuova tecnica della lavorazione della pietra, quella della lama: da un nucleo di selce o altro materiale venivano staccate lame o lamelle, da cui poi si ricavavano diversi tipi di strumenti: bulini (ricavati da schegge o lame staccando dal bordo del pezzo una amelia o più lamelle contigue e parallele), grattatoi (schegge o lame che presentano la parte in genere opposta al tallone ritoccata a forma di fronte o dì sporgenza, per cui si hanno i cosiddetti grattatoi frontali o a muso), dorsi (strumenti ritoccati con ritocco erto che costituisce una sorta di costolatura), ecc. Compare anche, come suddetto, l’industria su osso con manufatti, quali le zagaglie e l’arpone, ricavati prevalentemente dalle corna di cervidi. Le culture del Paleolitico superiore riconosciute in Italia sono: l’Uluzziano, l’Aurignaziano, il Gravettiano, l’Epigravettiano; ciascuna di esse è caratterizzata da alcuni tipi particolari di strumenti o dalla prevalenza di alcuni tipi su altri. Col termine di Mesolitico o Epipaleotico si definisce quello stadio culturale di popoli ancora cacciatori che vivessero in età postglaciale nei primi millenni dell’Olocene, a partire dal 10.000 a.C.; le industrie di questo periodo sono caratterizzate da strumenti microlitìci, spesso di forma geometrica.A partire dalla fine del VII millennio a.C. si diffusero in Europa culture caratterizzate da nuove forme di economia, quali l’agricoltura e l’allevamento del bestiame, da nuove industrie (introduzione della ceramica, della pietra levigata), da mutamenti nell’organizzazione sociale. Questo stadio culturale prende il nome di Neolitico. I prodotti fìttili presentano un ricco e vario repertorio di forme e deco­razioni e costituiscono, come le industrie litiche per il Paleolitico, la base per la definizione delle varie culture che si svolsero in questo periodo. In Italia ad esempio si sono avute culture caratterizzate da ceramica ornata da impressioni eseguite prima della cottura, altre da ceramica con decorazioni sottilmente incise o graffite dopo la cot­ura, altre infine da ceramica dipinta in rosso o in bruno-nero con motivi prima assai semplici (bande, fiamme), poi sempre più complessi (meandri, spirali). La scoperta del primo metallo, il rame, avvenne nell’Asia Anteriore e si diffuse nel Mediterraneo occidentale a partire dai primi secoli del terzo millennio a.C. Questo primo stadio dell’età dei Metalli è chiamato “Eneolìtico” poiché con­tinuano ad essere fabbricati, oltre agli strumenti in rame, manufatti litici di tecnica estremamente raffinata e perfezionata, come punte di freccia peduncolate, pugnali, mazze forate in pietra levigata. Si sviluppano, rispetto ai tempi neolitici, nuove forme ceramiche, alcune di produzione locale, altre portate da gruppi stranieri che raggiunsero e si fermarono in alcune aree del nostro paese. Nei primi secoli del secondo millennio fu introdotta in Italia la metallurgia del bronzo; tra le varie culture riferite a questa età si ricordano quella di Polada (antica età del Bronzo) nel nord della penisola, quella delle Terramare diffusa so­prattutto in Emilia e quella Appenninica nell’Italia peninsulare (media età del Bronzo). All’ultima fase dell’età del Bronzo appartengono due culture: il Subappenninico (Bronzo recente) e il Protovillanoviano (Bronzo finale), diffuse ampiamente in tutto il nostro paese; col Protovillanoviano si afferma in Italia il rito sepolcrale dell’incinerazione. Nell’età del Ferro infine si formarono le varie culture regionali corrispondenti alle entità etnico-linguistiche degli antichi Italici.Paleolitico inferiore. — Le prime testimonianze di una frequentazione preistorica del Valdarno Superiore risalgono, come sopra detto, al Paleolitico inferiore; si tratta di pochi, sporadici reperti, ma assai significativi. Da una cava in località a est di Levane proviene una notevole quantità di manufatti litici, riferibili a due diversi momenti preistorici, uno caratterizzato da industria musteriana con manufatti poco fluitata e uno da industria più arcaica fluitata, tra cui è da notare una piccola ritoccata ad ampie scheggiature, dal profilo sinuoso, con tallone corticato, di tipo abbevilliano.Amigdale_Frustino.jpg (39477 byte) Di aspetto più evoluto è un’altra amigdala reperita insieme ad altri manufatti litici a pochi chilometri da Montebenichi, in località La Selva2 è in quarzite, priva completamente di cortice, di forma irregolarmente ovoidale, a profilo sinuo­so lungo un margine, più rettilineo sull’altro; presenta ampie scheg­giature e distacchi più minuti lungo tutto un margine e quasi la metà dell’altro. La fattura piuttosto grossolana sembra da attribuire più ad una tecnica arcaica che ad una lavorazione sommaria e scadente; si può pertanto considerare l’amigdala antecedente all’Acheuleano finale. Gli altri reperti litici, circa urla settantina, comprendono schegge non ritoccate, ventitre nuclei, di cui alcuni discoidali, due manufatti su ciottolo con parziale scheggiatura bifacciale che deter­mina un margine a profilo sinuoso (potrebbero essere anche abbozzi di nuclei discoidali), un raschiatoio profondo laterale ed un denticolato. Tali manufatti potrebbero essere riferiti ad un’epoca successiva rispetto all’amigdala, forse al Paleolitico medio, ma, essendo numericamente così limitati e tipologicamente poco significativi, riteniamo per il momento impossibile una qualsiasi attribuzione culturale o cronologica. Di tecnica più evoluta sembra un’altra amigdala trovata, insieme ad altri manufatti litici, a sudovest di Montevarchi, lungo la strada per Moncioni, in prossimità del podere “Villa le Selci”, su di un vasto pianoro di ca. 250m s.l.m., pianoro che è in realtà un terrazzo della riva sinistra dell’Arno. È in diaspro rosso-bruno; frammentaria in prossimità della punta, doveva essere originariamente di forma subtriangolare. Conserva porzione di cortice su ambedue le facce; i distacchi sono piatti e non molto larghi e sono ripresi da un accurato ritocco più minuto su entrambi i margini, che presentano un profilo rettilineo. Per tali caratteristiche tecnihe questo reperto sembra riferibile all’Acheuleano superiore. Gli altri manufatti, circa una quarantina, sono anch’essi in diaspro, ma anche in selce chiara e rossa e in calcare silicico a grana fine; tale materia prima, pressoché inesistente nel terreno dell’area di raccolta, veniva procurata con ogni probabilità nei terrazzi più bassi, dove è invece frequente. Oltre ad alcune schegge non ritoccate a tallone prevalentemente liscio, compaiono cinque raschiatoi laterali ed uno trasversale a ritocco per lo più embricato, un frammento di raschiatoio, tre denticolati. Tali reperti possono essere tipologicarnente riferiti al Paleolitico medio, ma, a nostro avviso, non è arbitrario attribuirli, insieme all’amigdala, ad un periodo precedente. Da Laterina infine proviene un’altra amigdala di tipo acheuleano in quarzite. Presenta un tallone laterale obliquo ed è lavorata mediante distacco di piccole schegge irregolari e sottili su tutta una faccia e su metà dell’altra; i margini sono rettilinei. Per le caratteristiche della lavorazione sembra riferibile ad una fase evoluta dell’Acheuleano. E stata rinvenuta associata, come vedremo in seguito, a manufatti di tipo musteriano e di tipo Paleolitico superiore.Paleolitico medio. Durante il Paleolitico medio il Valdarno Superiore sembra essere stato assai densamente frequentato: numerosi sono infatti i manufatti ritrovati che tipologicamente sono ascrivibili al Musteriano e sono stati segnalati un po’ dovunque. Anche in questo caso si tratta sempre di raccolte di superficie, per cui l’attribuzione cronologica può essere fatta soltanto in base, alle caratteristiche tecnologiche e tipologiche dei manufatti, facendo riferimento ai complessi del Paleolitico medio provenienti da sequenze stratigrafiche e pertanto sicuramente databile, quali quelli, in Toscana, delle grotte delle Alpi Apuane. Oltre ai limiti imposti dal tipo di giacitura, ce ne sono altri quali il numero in genere piuttosto scarso dei reperti di ogni singola stazione, che difficilmente sono in quantità tale da costituire un vero e proprio complesso industriale che si presti ad essere studiato e definito in tutte le sue caratteristiche tipologiche, tecnologiche, tipometriche, in base alle quali si può pervenire a prospettare una circostanziata attribuzione cronologica e culturale. Inoltre spesso in una stessa stazione sono associati manufatti tipologicamente riferibili ad epoche diverse e ciò rende ancora più problematica qualsiasi attribuzione.Va detto tuttavia che nella zona in questione ricerche metodiche sono iniziate non molti anni fa e sicuramente, col loro proseguire, i complessi industriali potranno diventare più cospicui e significativi e sa­ranno, con ogni probabilità, individuati nuovi insediamenti preistorici. Al momento attuale abbiamo una serie di segnalazioni, dovute in gran parte a M. Magi, il quale ha individuato un certo numero di stazioni che, sulla base dei reperti finora raccolti, hanno potuto essere genericamente riferite al Musteriano, a volte con caratteri più arcaici o più evoluti, ma non hanno potuto essere collocate in una precisa facies culturale con riferimento alle industrie note trovate in strato. Stazioni riferibili al Paleolitico medio sono state pertanto per ora individuate a Cava Baglioni e Monsoglio di Laterina (l’industria di Cava Baglioni sembra rivelare caratteri di maggiore arcaicità rispetto alle altre), in località Pogi, Ambra, Capannole ed altre ancora in zona di Bucine, a Pieve a Presciano (Pergine), a Mercatale e Villa Le Selci (Montevarchi), a Cavriglia, a Cava Castiglioncello e altre località in comune di Levane. Di tipo musteriano è un’industria rinvenuta molti anni orsono dal Puccioni alla’ Chiocciola presso Troghi, di tecnica raramente levalbis ma con un buon numero di punte e raschiatoi a ritocco profondo moderatamente invadente; fu rinvenuta in associazione ad un’altra industria di tipologia più recente. Nel territorio di Laterina ricerche condotte dal 1961 al 1966 da G. Cresti hanno portato ad individuare altre tre zone con industrie paleolitiche oltre a quella già segnalata dal Cocchi, definite: Laterina II, Laterina III (o Podere Caggiolo), Laterina IV In tutte e tre è apparsa un’associazione di manufatti riferibili al Paleolitico medio e superiore e in un caso, su cui si è sopra riferito, anche al Paleolitico inferiore (Laterina III).Nella zona esplorata dal Cocchi è stata rinvenuta una punta musteriana accuratamente lavorata. L’industria musteriana di Laterina comprende nuclei, alcuni dei quali discoidali, raschiatoi, di frequente su scheggia levallois, e quattro punte. Nel complesso di Laterina III sembrano riferibili al Musteriano un frammento di nucleo discoidale e un raschiatoio marginale su scheggia levallois, oltre ad alcune schegge non ritoccate. A Laterina IV sono stati raccolti un raschiatoio a profilo convesso un ritocco embricato, due raschiatoi denticolati, una scheggia levalbis non ritoccata, un nucleo discoidale. Nessun punto di contatto sembra esistere tra questi manufatti e il Musteriano denticolato delle Apuane, del tipo Onda-Equi-Jena, mentre maggiori affinità sembrano esistere con la fase precedente attestata sulle Apuane, caratterizzata dall’uso della tecnica levallois, del tipo TassoCapriolo. Paleolitico superiore. Anche il Paleolitico superiore è assai ben attestato nel Valdarno Superiore, sebbene, pure in questo caso, da ritrovamenti di superficie e in prevalenza da complessi numericamente piuttosto limitati e tipologicamente non molto significativi. In qualche caso tuttavia è possibile individuare, pur con le dovute riserve, la facies culturale di appartenenza dei singoli complessi. Nella valle dell’Ambra, presso Badia Agnano9, è stata individuata una stazione di superficie con industrie riferibili ad un Paleolitico superiore arcaico. I manufatti sono numerosi e di ottima fattura, comprendono grattatoi carenati, bulini, raschiatoi, scarse lame; mancano completamente strumenti a dorso. Tale complesso sembra da porre nell’ambito dell’Auringnaziano con evidente persistenza di tecniche musteriane. Anche a nord-est di Levane, sopra un terrazzo della riva destra dell’Arno, in prossimità del podere Castellare, è stato individuato un insediamento preistorico con abbondante materiale litico in selce che sembra da riferire ad un Paleolitico superiore di tipo aurignaziano. Un’industria gravettiana proviene da Laterina e fu raccolta da P. Cocchi nel 1951. Comprende un notevole numero di bubini, la maggior parte dei quali su ritocco; frequente il tipo detto ‘bulino di Noailles”, vale a dire un bulino su ritocco trasversale a stacco laterale con ritocco d’arresto. Pietra_tagliente.jpg (16886 byte)Compaiono poi grattatoi sia lunghi che corti, alcuni dei quali carenati, troncature, punte e lame a dorso di dimensioni spesso microbitich, raschiatoi laterali, molti dei quali lunghi, nuclei a lamelle. Per le caratteristiche tipologiche e strutturali dell’indutria G. Laplace riferisce questo complesso al Gravettiano evoluto a bulini di Noailles. Durante le ricerche del Cocchi non furono trovati strumenti riferibili ad epoche precedenti o posteriori; anche i successivi sopralluoghi effettuati dal Cresti nella stessa zona hanno portato al rinvenimento di manufatti di tipo Paleolitico superiore analoghi a quelli suddetti, ad eccezione di un’unica punta musteriana, a cui si è fatto sopra rife­rimento, e di una cuspide peduncolata riferibile all’Eneolitico-Bronzo. Nelle altre tre zone di interesse preistorico individuate dal Cresti nel territorio di Laterina sono comparsi associati all’industria mustenana di cui è già stato parlato, manufatti riferibili genericamente al Paleolitico superiore; comprendono bulini, grattatoi, lame ritoccate o prive di ritocco, nuclei a lamelle.strumenti_a_dorso_da_laterina.jpg (116411 byte) Ad un Epigravettiano sembra da riferire la componente di aspetto recenziore presente nel complesso raccolto dal Puccioni alla Chiocciola.  presso Troghi, già ricordato a proposito del Paleolitico medio. Industrie di tipo Paleolitico superiore di facies non ben definibile sono state segnalate da M. Magi in località Pavelli a sudovest di Figline, nei pressi di Cavriglia, in località Sereto presso Montegonzi. Epipaleolitico. Riferibile a questo periodo abbiamo, allo stato attuale delle ricerche, un’unica segnalazione, da parte del Magi, di un cospicuo complesso di circa 2500 elementi abbastanza omogenei, in sicura giacitura primaria, raccolti su un terrazzo del torrente Ciuffena presso La Penna, in comune dì Terranuova Bracciolini. I manufatti comprendono bulini, piccoli grattatoi, numerosi dorsi e lamelle. Neolitico ed età dei metalli. — Le culture oloceniche sono invero scarsamente rappresentate nel Valdarno Superiore; pochi e sporadici sono i reperti ad esse riferibili. Al Neolitico tardo è stata riferita, per la presenza in particolare di un bifacciale foliato, una componente dei complesso industriale, su cui è già stato riferito a proposito del Paleolitico medio, proveniente dalla località Casa Castiglioncello presso Levane. Sempre ad epoca neolitica sembra riferibile un’ascia in pietra verde proveniente da Ambra presso Bucine conservata al Museo L. Pigorini di Roma presenta una faccia piana e l’altra convessa, i margini sono levigati e affilati nella parte prossima ai taglio, che è convesso, arrotondati invece e non levigati nella parte vicina al tallone. Al periodo eneolitico possono essere riferite tre cuspidi di freccia litiche peduncolate provenienti una da Laterina, trovata dai Cresti nella zona esplorata precedentemente dal Cocchi, una da Bucine attualmente conservata al Museo Fiorentino di Preistoria, una infine da Rignano conservata ai Museo Pigonini.Unico reperto riferibile all’età dei Bronzo è un’ascia in bronzo trovata in località Anciolìnam presso Loro Ciuffena.

Daniela Cocchi