La frequentazione del Valdarno Superiore in epoca
preistorica è ormai certa sulla base dì una serie di ritrovamenti,
effettuati soprattutto negli ultimi anni, di manufatti che possono essere
considerati prodotti dell’attività dell’Uomo riferibili tipologicamente ad
alcune delle varie epoche in cui è suddivisa la preistoria. Allo stato attuale
delle ricerche sembra che la zona in questione sia stata frequentata dal
Paleolitico inferiore fino all’età dei Metalli; va detto tuttavia che i
documenti materiali su cui si può fare tale affermazione provengono
esclusivamente da raccolte di superficie, non sono stati cioè ritrovati in
sequenze stratigrafiche che permettano una sicura e circostanziata attribuzione
cronologica e culturale; inoltre difficilmente costituiscono complessi
numericamente sufficienti e tipologicamente significativi da poter permettere,
sulla base di confronti con altri complessi noti, una siffatta attribuzione. Si
tratta infatti per lo più di elementi sporadici o gruppi piuttosto ristretti di
materiali trovati in località diverse e spesso distanti l’una dall’altra, che
possono essere considerati soltanto tracce della presenza dell’Uomo in un
determinato periodo. Tuttavia, anche se non possono essere definite con
esattezza le culture presenti e ancor meno le facies che si possono
distinguere nell’ambito di ciascuna cultura, indubbia è, come sopra detto, la
frequentazione del Valdarno Superiore in epoca preistorica e, pur a grandi
linee, si possono cogliere anche i vari aspetti culturali che vi si sono
susseguiti. Speriamo che ulteriori ricerche potranno portare ad ampliare ed
approfondire le attuali conoscenze; gli elementi che già possediamo sono
sufficienti a prospettare che ciò possa avvenire. Prima di delineare un quadro
più dettagliato delle presenze preistoriche nell’area in esame, ritengo
opportuno dare qualche sintetica informazione di carattere generale sulla
preistoria e, in particolare, sulle culture che in essa si sono succedute,
soffermandosi soprattutto su quelle attestate nel Valdarno Superiore.
L’Uomo in
questo periodo vive esclusivamente di caccia e dei prodotti spontanei della
terra, sa accendere il fuoco, ma non pratica ancora l’agricoltura e
l’allevamento del bestiame, usa strumenti di pietra, di osso e, con ogni
probabilità, di legno (materiale quest’ultimo deperibile che, se usato, non si è
conservato fino ai giorni nostri), non fabbrica ancora oggetti in ceramica né in
metallo. Il Paleolitico è stato suddiviso, secondo lo schema classico francese,
in Paleolitico inferiore, medio e superiore; nell’ambito ditali suddivisioni
sono state individuate diverse culture ( i cui nomi si rifanno prevalentemente
alle località francesi nelle quali sono state individuate per la prima volta ),
definite in base a particolari caratteri delle testimonianze che si sono
conservate. Nel Paleolitico antico e medio si ritrovano soltanto industrie
litiche, cioè manufatti di pietra, prevalentemente in selce, quarzite, calcare,
ecc. Nel Paleolitico superiore compare anche un’industria ossea, con oggetti
ottenuti lavorando l’osso o il corno di renna e dì cervo. L’uso di seppellire i
morti compare fin da epoca assai antica (Paleolitico medio) e all’inizio del
Paleolitico superiore sono da riferire le prime manifestazioni artistiche
dell’umanità; le pratiche funerarie e l’arte sono gli unici due elementi che
possediamo per la conoscenza, pur parziale, del mondo spirituale dei primi
uomini. Al Paleolitico inferiore sono state attribuite, oltre alla così detta
Pebble Culture, la più antica, rappresentata da strumenti ricavati da
ciottoli rozzamente scheggiati detti choppers, culture caratterizzate da
industrie con bifacciali (Abbevilliano e Acheuleano) e da industrie che ne sono
prive e abbondano invece di strumenti su scheggia (Clactoniano, Tayaziano). Gli
strumenti bifacciali tipici del Paleolitico inferiore sono detti amigdale
e sono ricavati da ciottoli di forma ovale, appuntita o a mandorla,
scheggiati sulle due facce; le amigdale dell’Acheuleano sono
caratterizzate da una lavorazione più accurata e perfezionata rispetto a
quelle abbevilliane. Nel Paleolitico medio, il cui inizio si pone attorno al
100.000 a.C., prevale la cultura musterìana che presenta una grande diffusione e
varietà di aspetti; è caratterizzata da un’industria su scheggia con strumenti
tipici quali il (scheggia ritoccata su uno o più lati) e la punta
(scheggia ritoccata lungo i margini in modo da conferirle un’estremità
appuntita). Peculiari del Micocchiano, altra cultura del Paleolitico medio, sono
invece piccole amigdale accuratamente ritoccate. Nel Paleolitico superiore,
iniziato verso il 33.000 a.C., compare una nuova tecnica della lavorazione della
pietra, quella della lama: da un nucleo di selce o altro materiale venivano
staccate lame o lamelle, da cui poi si ricavavano diversi tipi di strumenti:
bulini (ricavati da schegge o lame staccando dal bordo del pezzo una amelia o
più lamelle contigue e parallele), grattatoi (schegge o lame che presentano la
parte in genere opposta al tallone ritoccata a forma di fronte o dì sporgenza,
per cui si hanno i cosiddetti grattatoi frontali o a muso), dorsi (strumenti
ritoccati con ritocco erto che costituisce una sorta di costolatura), ecc.
Compare anche, come suddetto, l’industria su osso con manufatti, quali le
zagaglie e l’arpone, ricavati prevalentemente dalle corna di cervidi. Le culture
del Paleolitico superiore riconosciute in Italia sono: l’Uluzziano,
l’Aurignaziano, il Gravettiano, l’Epigravettiano; ciascuna di esse è
caratterizzata da alcuni tipi particolari di strumenti o dalla prevalenza di
alcuni tipi su altri. Col termine di Mesolitico o Epipaleotico si definisce
quello stadio culturale di popoli ancora cacciatori che vivessero in età
postglaciale nei primi millenni dell’Olocene, a partire dal 10.000 a.C.; le
industrie di questo periodo sono caratterizzate da strumenti microlitìci, spesso
di forma geometrica.A partire dalla fine del VII millennio a.C. si diffusero in
Europa culture caratterizzate da nuove forme di economia, quali l’agricoltura e
l’allevamento del bestiame, da nuove industrie (introduzione della ceramica,
della pietra levigata), da mutamenti nell’organizzazione sociale. Questo stadio
culturale prende il nome di Neolitico. I prodotti fìttili presentano un ricco e
vario repertorio di forme e decorazioni e costituiscono, come le industrie
litiche per il Paleolitico, la base per la definizione delle varie culture che
si svolsero in questo periodo. In Italia ad esempio si sono avute culture
caratterizzate da ceramica ornata da impressioni eseguite prima della cottura,
altre da ceramica con decorazioni sottilmente incise o graffite dopo la
cotura, altre infine da ceramica dipinta in rosso o in bruno-nero con
motivi prima assai semplici (bande, fiamme), poi sempre più complessi (meandri,
spirali). La scoperta del primo metallo, il rame, avvenne nell’Asia Anteriore e
si diffuse nel Mediterraneo occidentale a partire dai primi secoli del terzo
millennio a.C. Questo primo stadio dell’età dei Metalli è chiamato “Eneolìtico”
poiché continuano ad essere fabbricati, oltre agli strumenti in rame,
manufatti litici di tecnica estremamente raffinata e perfezionata, come punte di
freccia peduncolate, pugnali, mazze forate in pietra levigata. Si sviluppano,
rispetto ai tempi neolitici, nuove forme ceramiche, alcune di produzione locale,
altre portate da gruppi stranieri che raggiunsero e si fermarono in alcune aree
del nostro paese. Nei primi secoli del secondo millennio fu introdotta in Italia
la metallurgia del bronzo; tra le varie culture riferite a questa età si
ricordano quella di Polada (antica età del Bronzo) nel nord della penisola,
quella delle Terramare diffusa soprattutto in Emilia e quella Appenninica
nell’Italia peninsulare (media età del Bronzo). All’ultima fase dell’età del
Bronzo appartengono due culture: il Subappenninico (Bronzo recente) e il
Protovillanoviano (Bronzo finale), diffuse ampiamente in tutto il nostro paese;
col Protovillanoviano si afferma in Italia il rito sepolcrale
dell’incinerazione. Nell’età del Ferro infine si formarono le varie culture
regionali corrispondenti alle entità etnico-linguistiche degli antichi
Italici.Paleolitico inferiore. — Le prime testimonianze di una
frequentazione preistorica del Valdarno Superiore risalgono, come sopra detto,
al Paleolitico inferiore; si tratta di pochi, sporadici reperti, ma assai
significativi. Da una cava in località a est di Levane proviene una notevole
quantità di manufatti litici, riferibili a due diversi momenti preistorici, uno
caratterizzato da industria musteriana con manufatti poco fluitata e uno da
industria più arcaica fluitata, tra cui è da notare una piccola ritoccata ad
ampie scheggiature, dal profilo sinuoso, con tallone corticato, di tipo
abbevilliano.
Di aspetto più evoluto è un’altra amigdala reperita
insieme ad altri manufatti litici a pochi chilometri da Montebenichi,
in località La Selva2 è in quarzite, priva completamente di cortice,
di forma irregolarmente ovoidale, a profilo sinuoso lungo un margine, più
rettilineo sull’altro; presenta ampie scheggiature e distacchi più minuti
lungo tutto un margine e quasi la metà dell’altro. La fattura piuttosto
grossolana sembra da attribuire più ad una tecnica arcaica che ad una
lavorazione sommaria e scadente; si può pertanto considerare l’amigdala
antecedente all’Acheuleano finale. Gli altri reperti litici, circa urla
settantina, comprendono schegge non ritoccate, ventitre nuclei, di cui alcuni
discoidali, due manufatti su ciottolo con parziale scheggiatura bifacciale che
determina un margine a profilo sinuoso (potrebbero essere anche abbozzi di
nuclei discoidali), un raschiatoio profondo laterale ed un denticolato. Tali
manufatti potrebbero essere riferiti ad un’epoca successiva rispetto
all’amigdala, forse al Paleolitico medio, ma, essendo numericamente così
limitati e tipologicamente poco significativi, riteniamo per il momento
impossibile una qualsiasi attribuzione culturale o cronologica. Di tecnica più
evoluta sembra un’altra amigdala trovata, insieme ad altri
manufatti litici, a sudovest di Montevarchi, lungo la strada per Moncioni, in
prossimità del podere “Villa le Selci”, su di un vasto pianoro di ca. 250m
s.l.m., pianoro che è in realtà un terrazzo della riva sinistra dell’Arno. È in
diaspro rosso-bruno; frammentaria in prossimità della punta, doveva essere
originariamente di forma subtriangolare. Conserva porzione di cortice su ambedue
le facce; i distacchi sono piatti e non molto larghi e sono ripresi da un
accurato ritocco più minuto su entrambi i margini, che presentano un profilo
rettilineo. Per tali caratteristiche tecnihe questo reperto sembra riferibile
all’Acheuleano superiore. Gli altri manufatti, circa una quarantina, sono
anch’essi in diaspro, ma anche in selce chiara e rossa e in calcare silicico a
grana fine; tale materia prima, pressoché inesistente nel terreno dell’area
di raccolta, veniva procurata con ogni probabilità nei terrazzi
più bassi, dove è invece frequente. Oltre ad alcune schegge non ritoccate a
tallone prevalentemente liscio, compaiono cinque raschiatoi laterali ed uno
trasversale a ritocco per lo più embricato, un frammento di raschiatoio, tre
denticolati. Tali reperti possono essere tipologicarnente riferiti al
Paleolitico medio, ma, a nostro avviso, non è arbitrario attribuirli, insieme
all’amigdala, ad un periodo precedente. Da Laterina infine proviene un’altra
amigdala di tipo acheuleano in quarzite. Presenta un tallone laterale obliquo ed
è lavorata mediante distacco di piccole schegge irregolari e sottili su tutta
una faccia e su metà dell’altra; i margini sono rettilinei. Per le
caratteristiche della lavorazione sembra riferibile ad una fase evoluta
dell’Acheuleano. E stata rinvenuta associata, come vedremo in seguito, a
manufatti di tipo musteriano e di tipo Paleolitico superiore.Paleolitico
medio. Durante il Paleolitico medio il Valdarno Superiore sembra essere
stato assai densamente frequentato: numerosi sono infatti i manufatti ritrovati
che tipologicamente sono ascrivibili al Musteriano e sono stati segnalati un po’
dovunque. Anche in questo caso si tratta sempre di raccolte di superficie, per
cui l’attribuzione cronologica può essere fatta soltanto in base, alle
caratteristiche tecnologiche e tipologiche dei manufatti, facendo riferimento ai
complessi del Paleolitico medio provenienti da sequenze stratigrafiche e
pertanto sicuramente databile, quali quelli, in Toscana, delle grotte delle Alpi
Apuane. Oltre ai limiti imposti dal tipo di giacitura, ce ne sono altri quali il
numero in genere piuttosto scarso dei reperti di ogni singola stazione, che
difficilmente sono in quantità tale da costituire un vero e proprio complesso
industriale che si presti ad essere studiato e definito in tutte le sue
caratteristiche tipologiche, tecnologiche, tipometriche, in base alle quali si
può pervenire a prospettare una circostanziata attribuzione cronologica e
culturale. Inoltre spesso in una stessa stazione sono associati manufatti
tipologicamente riferibili ad epoche diverse e ciò rende ancora più problematica
qualsiasi attribuzione.Va detto tuttavia che nella zona in questione ricerche
metodiche sono iniziate non molti anni fa e sicuramente, col loro proseguire, i
complessi industriali potranno diventare più cospicui e significativi e
saranno, con ogni probabilità, individuati nuovi insediamenti preistorici.
Al momento attuale abbiamo una serie di segnalazioni, dovute in gran parte a M.
Magi, il quale ha individuato un certo numero di stazioni che, sulla base dei
reperti finora raccolti, hanno potuto essere genericamente riferite al
Musteriano, a volte con caratteri più arcaici o più evoluti, ma non hanno potuto
essere collocate in una precisa facies culturale con riferimento alle
industrie note trovate in strato. Stazioni riferibili al Paleolitico medio sono
state pertanto per ora individuate a Cava Baglioni e Monsoglio di Laterina
(l’industria di Cava Baglioni sembra rivelare caratteri di maggiore arcaicità
rispetto alle altre), in località Pogi, Ambra, Capannole ed altre ancora in zona
di Bucine, a Pieve a Presciano (Pergine), a Mercatale e Villa Le Selci
(Montevarchi), a Cavriglia, a Cava Castiglioncello e altre località in comune di
Levane. Di tipo musteriano è un’industria rinvenuta molti anni orsono dal
Puccioni alla’ Chiocciola presso Troghi, di tecnica raramente levalbis ma con un
buon numero di punte e raschiatoi a ritocco profondo moderatamente invadente; fu
rinvenuta in associazione ad un’altra industria di tipologia più recente. Nel
territorio di Laterina ricerche condotte dal 1961 al 1966 da G. Cresti hanno
portato ad individuare altre tre zone con industrie
paleolitiche oltre a quella già segnalata dal Cocchi, definite: Laterina II,
Laterina III (o Podere Caggiolo), Laterina IV In tutte e tre è apparsa
un’associazione di manufatti riferibili al Paleolitico medio e superiore e in un
caso, su cui si è sopra riferito, anche al Paleolitico inferiore (Laterina
III).Nella zona esplorata dal Cocchi è stata rinvenuta una punta musteriana
accuratamente lavorata. L’industria musteriana di Laterina comprende nuclei,
alcuni dei quali discoidali, raschiatoi, di frequente su scheggia levallois, e quattro punte. Nel complesso di
Laterina III sembrano riferibili al Musteriano un frammento di nucleo discoidale
e un raschiatoio marginale su scheggia levallois, oltre ad alcune schegge non
ritoccate. A Laterina IV sono stati raccolti un raschiatoio a profilo convesso
un ritocco embricato, due raschiatoi denticolati, una scheggia levalbis non
ritoccata, un nucleo discoidale. Nessun punto di contatto sembra esistere tra
questi manufatti e il Musteriano denticolato delle Apuane, del tipo
Onda-Equi-Jena, mentre maggiori affinità sembrano esistere con la fase
precedente attestata sulle Apuane, caratterizzata dall’uso della tecnica
levallois, del tipo TassoCapriolo. Paleolitico superiore. Anche il
Paleolitico superiore è assai ben attestato nel Valdarno Superiore, sebbene,
pure in questo caso, da ritrovamenti di superficie e in prevalenza da complessi
numericamente piuttosto limitati e tipologicamente non molto significativi. In
qualche caso tuttavia è possibile individuare, pur con le dovute riserve, la
facies culturale di appartenenza dei singoli complessi. Nella valle
dell’Ambra, presso Badia Agnano9, è stata individuata una stazione di
superficie con industrie riferibili ad un Paleolitico superiore arcaico.
I manufatti sono numerosi e di ottima fattura, comprendono
grattatoi carenati, bulini, raschiatoi, scarse lame; mancano completamente
strumenti a dorso. Tale complesso sembra da porre nell’ambito dell’Auringnaziano
con evidente persistenza di tecniche musteriane. Anche a nord-est di Levane,
sopra un terrazzo della riva destra dell’Arno, in prossimità del podere
Castellare, è stato individuato un insediamento preistorico con abbondante
materiale litico in selce che sembra da riferire ad un Paleolitico superiore di
tipo aurignaziano. Un’industria gravettiana proviene da
Laterina e fu raccolta da P. Cocchi nel 1951. Comprende un notevole
numero di bubini, la maggior parte dei quali su ritocco; frequente il tipo detto
‘bulino di Noailles”, vale a dire un bulino su ritocco trasversale a stacco
laterale con ritocco d’arresto.
Compaiono poi grattatoi sia lunghi che corti, alcuni dei quali
carenati, troncature, punte e lame a dorso di dimensioni spesso microbitich,
raschiatoi laterali, molti dei quali lunghi, nuclei a lamelle. Per le
caratteristiche tipologiche e strutturali dell’indutria G. Laplace
riferisce questo complesso al Gravettiano evoluto a bulini di Noailles.
Durante le ricerche del Cocchi non furono trovati strumenti riferibili ad epoche
precedenti o posteriori; anche i successivi sopralluoghi effettuati dal Cresti
nella stessa zona hanno portato al rinvenimento di manufatti di tipo Paleolitico
superiore analoghi a quelli suddetti, ad eccezione di un’unica punta musteriana,
a cui si è fatto sopra riferimento, e di una cuspide peduncolata riferibile
all’Eneolitico-Bronzo. Nelle altre tre zone di interesse preistorico individuate
dal Cresti nel territorio di Laterina sono comparsi associati all’industria
mustenana di cui è già stato parlato, manufatti riferibili genericamente al
Paleolitico superiore; comprendono bulini, grattatoi, lame ritoccate o prive di
ritocco, nuclei a lamelle.
Ad un Epigravettiano sembra da riferire la
componente di aspetto recenziore presente nel complesso raccolto dal Puccioni
alla Chiocciola. presso Troghi,
già ricordato a proposito del Paleolitico medio. Industrie di tipo Paleolitico
superiore di facies non ben definibile sono state segnalate da M. Magi in
località Pavelli a sudovest di Figline, nei pressi di Cavriglia, in località
Sereto presso Montegonzi. Epipaleolitico. Riferibile a questo periodo
abbiamo, allo stato attuale delle ricerche, un’unica segnalazione, da parte del
Magi, di un cospicuo complesso di circa 2500 elementi abbastanza omogenei, in
sicura giacitura primaria, raccolti su un terrazzo del torrente Ciuffena
presso La Penna, in comune dì Terranuova Bracciolini. I
manufatti comprendono bulini, piccoli grattatoi, numerosi dorsi e lamelle.
Neolitico ed età dei metalli. — Le culture oloceniche sono invero
scarsamente rappresentate nel Valdarno Superiore; pochi e sporadici sono i
reperti ad esse riferibili. Al Neolitico tardo è stata riferita, per la presenza
in particolare di un bifacciale foliato, una componente dei complesso
industriale, su cui è già stato riferito a proposito del Paleolitico medio,
proveniente dalla località Casa Castiglioncello presso Levane.
Sempre ad epoca neolitica sembra riferibile un’ascia in pietra verde proveniente
da Ambra presso Bucine conservata al Museo L. Pigorini di Roma presenta una
faccia piana e l’altra convessa, i margini sono levigati e affilati nella parte
prossima ai taglio, che è convesso, arrotondati invece e non levigati nella
parte vicina al tallone. Al periodo eneolitico possono essere riferite tre
cuspidi di freccia litiche peduncolate provenienti una da Laterina, trovata dai
Cresti nella zona esplorata precedentemente dal Cocchi, una da Bucine
attualmente conservata al Museo Fiorentino di Preistoria, una infine da Rignano
conservata ai Museo Pigonini.Unico reperto riferibile all’età dei Bronzo è
un’ascia in bronzo trovata in località Anciolìnam presso Loro Ciuffena.
Daniela Cocchi